Approccio integrato per il Benessere, intervista alla Dott.ssa Marzia Lucherini

di Silvia Lecceti

29/03/2018

Solitamente le persone sanno riconoscere cosa non vogliono, ma hanno molta più difficoltà a capire e focalizzare cosa vogliono. Sopratutto a definirlo in termini positivi e questa è sicuramente una differenza non banale, ma anzi molto rilevante che incide sulla realizzazione dei propri obbiettivi, rendendola più difficile del previsto e a volte impossibile. In questo senso, si parla soprattutto di imparare a porsi le giuste domande: domande migliori, risultati migliori. Ed è qui che ci viene in aiuto la figura del Coach, il quale aiuta a concentrare l’attenzione sulle domande che il cliente rivolge a se stesso, poiché dipende dal tipo di domande che ci poniamo che nascono azioni appropriate ad avere dei risultati. Il Coach è il professionista che aiuta i suoi clienti a realizzare i loro obiettivi portandoli metaforicamente da “dove sono” a “dove vogliono essere”, proprio come la carrozza dei treni (coach) fa con i propri passeggeri. 
Coach e cliente, insieme, identificano le aree su cui è necessario intervenire per trovare energia, ispirazione, slancio sui cui fondare la capacità di trasformare la realtà. 
Abbiamo incontrato la dottoressa Marzia Lucherini, che ci ha raccontato del suo ruolo di Coach, di come collabora con le persone affinché queste possano realizzare i propri sogni e raggiungere i traguardi desiderati. Ci racconta come ha capito che questo era il suo obbiettivo, la sua instancabile volontà di aiutare gli altri e la meraviglia racchiusa nel suo mestiere: 
«Quando da Biologa mi laureai nel lontano 1992 non pensavo che mi sarei occupata di “far perdere alle persone 50 kg in un anno, o liberarsi da attacchi di panico, ne tantomeno imparare a guardarsi allo specchio e volersi  bene così come sono, magari con un cancro che sta tentando di divorarle”. Ecco non sapevo quale fosse il mio futuro professionale, sapevo però che non sarei mai stata né dietro una scrivania né uno strumento di analisi che immette sangue e liquidi biologici e aspetta dei risultati senza “voce-dialogo-confronto”. Invece, proprio questo ho fatto nei primi 2 anni di tirocinio in ospedale, eppure è proprio quel che rifarei se tornassi indietro.  Quel TEMPO, di non guadagno, quelle ore passate sul treno per arrivare a Messina, primo luogo di specializzazione lontana da casa, mentre le amiche trascorrevano i weekend nei locali della costa a ballare, mi ha temprato: ha fatto in modo che riuscissi a guardare dentro di me e a tirar fuori i miei desideri, le aspirazioni, i valori, insieme alle mie paure, le quali grazie ad un maestro  (un maestro spirituale con la M maiuscola, cioè colui che ti indica la strada e ti fa proseguire da te) ho cominciato a sentire che TUTTO, ma veramente tutto, è frutto di cause che poniamo in ogni istante e il nostro presente è il frutto di quello che abbiamo posto. Non mi restava che cominciare a gioire di essere quel che ero e rideterminare un futuro che creasse valore per me e per gli altri (si, incontrai il Buddismo del sutra del loto e ciò mi ha portato sempre ad andare avanti per il meglio). E così da corsi di formazione che mi davano nozioni sulla sana alimentazione sono passata a quelli di medicina cinese, a quelli di psicosomatica, floriterapia, un diploma di laurea in naturopatia e poi in programmazione neurolinguistica, fino ad approdare alla conoscenza ed uso delle frequenze di guarigione (avendo avuto la fortuna di seguire direttamente gli insegnamenti del Dr. Eric Pearl) che, dopo aver sperimentato su me stessa e visto il meraviglioso effetto su mia madre, allora 79enne in corso di cure per una LMC e tutt’oggi viva e presente a se stessa, ho deciso di integrarle a quello che è il mio bagaglio professionale, la mia valigetta degli “attrezzi”, dico io, per accompagnare le persone a stare meglio e realizzarsi.
La figura del Coach fa questo a prescindere che la meta della persona sia la salute, un lavoro più redditizio o una relazione sana e armoniosa: insomma non è importante l’obiettivo che il cliente vuole raggiungere, ma   per me la cosa affascinante è poter essere complice di un DIVENIRE la parte migliore di noi. Ciò vuol dire che dobbiamo per forza “cambiare”? Assolutamente no. Ma come tutto lo scibile della natura, ci sono due facce, due lati: uno è oscuro e l’altro in luce, una è la notte che segue o anticipa il giorno ricco di sole ed è in questo dualismo che il terapeuta, il Coach, fa la differenza. Non è far aspirare solo alle giornate di sole, ma far godere anche della notte e superarla fino a vedere il sole che riecheggia. 
Ringrazio la naturopatia che ha affinato la mia capacità di ascoltare il mio corpo, i suoi sintomi e saperli interpretare su me e sull’altro per sciogliere quella matassa che, purtroppo ancora oggi, la medicina ortodossa affronta occupandosi più del sintomo che della causa. Ringrazio il Coaching (fare domande che portino a scegliere un’ azione) del Dottore Bandler e Dilts che hanno illuminato in me il senso di appartenenza e partecipazione ad un “campo metamorfico” fatto di INTENZIONI, ENERGIE, MEMORIE a cui tutti possiamo  attingere e immettere dei sani cambiamenti. Quando lavoro nel mio studio, ad esempio con una paziente che mi confida il suo dolore per non avere figli, nonostante biologicamente tutto apparisse a posto, e riusciamo a sbloccare un “fermo” di anni addietro con una delle tante tecniche di PNL la time line, permettendole così di avere quel figlio tanto desiderato, ecco allora la MAGIA si fa atto terapeutico, si fa seduta di Riconnessione e il sorriso torna a splendere. E io con loro, con chi vuole ESSERE e non apparire.» 
Per info riguardo alla Reconnective Healing  www.reconnectivehealing.com
Fonte: “Guarisci te stesso guarisci gli altri” del Dr.e Eric Pearl.