Cibo

Matarocco – Anche Luca sa volare

matarocco

 

Il Matarocco è un insolita zuppa, molto diffusa nel trapanese e nella zona di Marsala. Viene consumata dai contadini a metà mattinata durante la loro giornata lavorativa. L’origine della parola “Matarocco” ci trasporta al tempo dei Maya che indicavano con il termine “Matalocco” un antica insalata di pomodoro. Vi voglio fare conoscere questo piatto raccontandovi una storia inedita e di fantasia che ci accompagnerà alla scoperta della Sicilia e delle sue tradizioni.

 

“Ciao Pa, io vado, posso stare tranquillo? Ti ho lasciato il frigo pieno di tanta roba da sfamare un esercito, mi raccomando prenditi cura di te , torno presto!”


Luca sta per iniziare un viaggio in Sicilia, va li per fare kitesurf allo “Stagnone” di Marsala, i suoi amici veneti gli hanno detto “dai vaghe che te de diverti”. Lui non c’è mai stato, ma la Sicilia lo affascina tanto, la voglia di abbandonarsi tra le braccia del vento è tale, che lui sta andando consapevole che sarà un viaggio breve ma intenso.

 

“Raynair flight FR8090 to Trapani is now boarding…”

 

Luca con il suo fare impacciato, non sa se ha preso tutto, è stata troppo repentina la decisione di partire, se non fosse arrivata la telefonata di Gianvito, lui probabilmente non sarebbe partito.

Gianvito era stato commilitone con luca e un legame di amicizia li lega, un’amicizia sincera che non aspetta altro di ritrovarsi in Sicilia per raccontarsi.
Agli arrivi, Gianvito non si fece trovare, Luca fu preso da un momento di paura, di sconforto, una terra sconosciuta e senza un punto di riferimento. Si guardò intorno, vide le sagome degli aerei antichi ma null’altro, ma improvvisamente udì una voce


“Gianvito non è potuto venire, ha mandato me”.

 

Elena, cerco in tutti i modi di tranquillizzare Luca che non era successo nulla di grave, e che lo avrebbe accompagnato a casa sua.
Le campagne aride e le vacche rinsecchite, lasciavano intravedere qualche lumaca ancorata all’erba spinosa. Sullo sfondo le isole egadi facevano da cornice al cielo blu privo di nuvole, i raggi del sole venivano interrotti dalle pale eoliche che da qualche anno sorgevano imponenti nelle collinette e che avrebbero resistito persino alle incursioni del più agguerrito Don Chisciotte.
Il respiro di Luca andò piano piano riprendendo il ritmo cadenzato di un metronomo e le prime goccie di sudore fecero la loro comparsa, sottolineando l’afoso vento di Scirocco che l’avvolgeva, era il mese di Maggio e in Sicilia faceva caldo. La strada per arrivare da Gianvito era stretta e tortuosa e la panda arrancava nelle salite e i sobbalzi gli facevano ricordare i cambiamenti di flussi d’aria dell’aereo durante la fase di atterraggio. E’ risaputo che atterrare in Sicilia è una sfida contro le raffiche di vento.
Giunti a destinazione, furono accolti da Gianvito, che con il suo sorriso rassicurò luca e che cominciò a raccontare, gesticolando a più non posso, che questa mattina era dovuto scappare urgentemente per dare soccorso a un fenicottero rosa che era rimasto impigliato tra i rami di un tronco d’albero. Lo prese per una mano e lo trascinò nel magazzino antistante la casa, dove aveva creato un giaciglio per il fenicottero in attesa che arrivassero i veterinari della lipu.
Entrando l’odore dell’aglio accatastato, in attesa di essere intrecciato nella tradizionale “Trizza” , fece un attimo indietreggiare Luca , ma la anziana donna lo invitò ad entrare

 

“Trassisi Un si scantassi, agghiu è “
(“entri non si spaventi , è soltanto dell’aglio”)

matarocco

E’ partì una risata corale , Luca cominciò a mettere a fuoco, e districandosi tra chiari e scuri, vide le tre donne intente a intrecciare l’aglio.
Luca non lo sapeva, ma si trovava nel territorio di Nubia, dove cresce l’aglio rosso di Nubia, l’aglio dal colore rosso porpora  e che le donne dopo la raccolta realizzano delle particolari trecce i cui ricami raccontano insegnamenti e tradizioni del luogo.

Gianvito fece il cenno di non curarsi del modo scherzoso di accogliere gli ospiti e guidò Luca verso il giaciglio del fenicottero. Gli sguardi si incrociarono , un sottile filo li legava, un destino che in qualche modo per un  caso strano della vita li fece incontrare. Il fenicottero si agitò e cercava invano di allontanarsi, non amava la presenza degli umani. Gianvito fece cenno di allontanarsi per non agitarlo ulteriormente. I veterinari furono li a poco e dopo averlo fasciato dissero a Gianvito di farlo riposare tutta la notte e che domani avrebbero capito il dafarsi.
L’aria di festa si respirava a pelle, persone stanche ma felici di dare il proprio contributo in campagna, Luca e Gianvito si trovano seduti accanto a tavola dove tra formaggi , vino marsala e agghiu pistatu (Matarocco) provando a rispolverare racconti e ricordi degli anni passati. Luca non comprendeva bene il dialetto , ma alternava sorrisi di cortesia a espressioni tristi.
Si fece sera, e la stanchezza portò il giovane ospite a riposare in attesa della giornata successiva.
Alle prime luci del mattino , Gianvito felice di quello che stava per compiere, prelevò luca e si diressero verso “Covo della Saracena” un paradiso terrestre, la sabbia bianca veniva sfiorata dall’acqua cristallina, i banchi di  pesci si vedevano a occhio nudo.
Ad attenderli c’era un istruttore di kiteSurf e un psicoterapeuta , Gianvito aveva organizzato il tutto per dare una mano a Luca, si stava provando la wind therapy affinché luca potesse piano piano trovare un suo equilibrio.
il vento era forte al punto giusto, Luca fu imbracato a puntino e pronto per spiccare il volo, ma volle temporeggiare ancora un po’, non si sentiva pronto, tremava come una foglia. l’istruttore cerco di tranquillizzarlo insieme allo psicoterapeuta, cercando di infondergli il coraggio che in tanti anni non era riuscito a trovare in se stesso.
Improvvisamente un jeep uscì dai cespugli, derapando sulla sabbia cercava di raggiungere la riva, Gianvito riconobbe il simbolo della Lipu e i medici che si erano presi cura del suo fenicottero, erano lì per liberarlo. Si accostarono vicino a Luca, e lo lasciarono libero, il fenicottero dopo una breve rincorsa spiccò il volo, Luca capì che era giunto il momento, fece un breve cenno all’istruttore, voleva anche lui spiccare il volo. Ben presto entrambi si trovarono liberi , accarezzati dal vento , a librarsi tra il blu del cielo. L’emozione fu tanta che nel viso di Gianvito scesero delle lacrime e cominciò a saltellare esultando.


“Pa, sono tornato, tutto ok? io sto bene non ti preoccupare ho tante cose da raccontarti,
ho con me un pò di Aglio di Nubia, ti farò assaggiare il Matarocco”

 

Matarocco

Il matarocco siciliano

 

Matarocco (Agghiu Pistatu)

Ingredienti

  • 8 pomodori maturi
  • 4 spicchi d’Aglio Rosso di Nubia ( si può utilizzare l’Aglio bianco in alternativa)
  • 1 mazzetto di basilico
  • olio extravergine d’oliva
  • sale
  • pepe

Preparazione del Matarocco

  1. Prendete 4 pomodori e fateli sbollentare in una pentola per 5 minuti
  2. Scolateli e privateli della buccia, dei semi e riducete a dadini la polpa rimasta
  3. unite in un mortaio le foglie di basilico, l’aglio e una presa di sale e procedete a pestare per molto tempo in modo da amalgamare i sapori e gli odori.
  4. Aggiungete adesso i pomodori tritati, un filo d’olio e continuate a pestare fino ad ottenere una crema omogenea
  5. Riponete il composto in una ciotola e completate con 1/2 bicchiere d’olio e i pomodori rimanenti a crudo e tagliati a pezzettini
  6. Terminate la preparazione con una spolverata di pepe nero
  7. Servite in dei piatti e accompagnatelo con del pane duro raffermo leggermente abbrustolito

 

Sending
User Review
0 (0 votes)

Scrivi un commento