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Cultura

10 buoni motivi per dire sì alla TAV

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Scritto da Irene Pagnini

Ad animare il dibattito politico degli ultimi mesi la dicotomia del “Governo NO- TAV/ Sì- TAV” occupa i primi posti tra le questioni urgenti del Paese. La scintilla è stata riaccesa negli ultimi giorni in particolar modo dal documento, commissionato dal Ministro delle Infrastrutture Toninelli, relativo all’analisi costi-benefici, ritenuto non necessario anche dalla Commissione Europea. Se guardiamo questo report dall’esterno appare una mera analisi dei costi, volta a snocciolare cifre impressionabili, insieme a una valutazione superficiale dei benefici; non è solo infatti una questione di numeri. Apparentemente in termini monetari potrebbe risultare più oneroso andare avanti coi lavori che tornare indietro, nonostante le varie penali e risarcimenti imposti da Francia e Unione Europea, ma in realtà non è così.

Attraverso questi 10 punti proveremo a spiegare perché:

1) Perché non si può prendere in giro gli italiani con una analisi-truffa facendogli credere sia un’opera dannosa per il Paese. Dire Sì alla Tav vuol dire dire Sì al futuro del nostro Paese.

2) Perché la Tav rappresenta un investimento economico che ci mette in rete con il resto d’Europa.

3) Perché lo spostamento delle merci su rotaie non solo è più veloce ma rappresenta anche il futuro del commercio europeo.

4) Perché il tema della Tav non è arrivare a Lione, è il collegamento di tutto il trasporto su ferrovia europeo.

5) Perché se l’UE si dà come obbiettivo quello di portare entro il 2050 il 50% del trasporto su ferro noi rimarremo esclusi dal panorama commerciale europeo.

6) Perché in Italia il Governo mette una tassa sulle emissioni di Co2 per le auto, ma quando si tratta della Torino-Lione il tema ambientale diventa un limite anzichè un beneficio, e viene sacrificato di fronte al valore economico dei pedaggi e delle accise sul carburante che verrebbero meno favorendo il traffico su ferro.

7) Perché nel “Grant agreement” (accordo di finanziamento firmato dell’Italia nel 2015) è previsto in caso di «seria violazione degli obblighi derivanti dal contratto» la possibilità di far scattare «sanzioni amministrative che consistono nell’esclusione da tutti i contratti e accordi di sovvenzione finanziati dal bilancio dell’Unione per un massimo di cinque anni dalla data di accertamento della violazione».

8) Perché la messa in sicurezza della linea storica e del Frejus costerebbe comunque 1,5 miliardi.

9) Perché non era necessaria (e ce lo ha detto anche l’UE) una nuova analisi costi-benefici in quanto era già valido il dossier presentato da Italia e Francia nel 2015 quando è stato autorizzato il progetto coi relativi fondi.

10) Semplicemente perché il Ministro delle Infrastrutture non può affermare che “Non ci serve un buco per arrivare a Lione” perché così ci sta dicendo che non solo non è in grado di prendere delle decisioni, ma che proprio non ha capito la questione.

 

La Tav è un progetto finanziato per il 40% dall’UE e per il restante a metà tra Francia ed Italia. Fa parte del progetto di costruzione del corridoio 5 quello che dovrebbe collegare Lisbona a Kiev. L’Italia ha dovuto combattere non poco affinché questa infrastruttura, determinante per il commercio europeo, potesse passare dalla parte italiana delle Alpi visto che il percorso originario ci aveva escluso. Tornare indietro adesso sarebbe folle.

 

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