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Cultura

Come a casa…?

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Scritto da Sara Pellegrini

E se parlassimo di casa, cosa mi rispondereste? Cosa è per voi casa?

E’ un argomento che risuona in me ormai da molto tempo, forse condizionata dall’ultimo periodo in cui casa spesso è diventata una prigione e alcune volte un’ancora di salvezza. Un nido? Un’evasione? Un’isola felice, un incubo, un appiglio, una scatola. Non so rispondere.
E la mia domanda suona ancora più forte in questi giorni in cui chi, una casa ce l’aveva è stato costretto ad abbandonarla per salvare il proprio corpo, casa costante in cui abitiamo, che cambiando luogo si adatta. Inerme. Inerme?

Cosa è per voi casa
“Rosemary’s baby” (1968) film di Roman Polanski dalla “Trilogia dell’appartamento”


E’ forse il nostro corpo la nostra casa? Una società che è diventata cosi fluida che ha cambiato anche la nostra concezione di sentirsi al sicuro. Se prima era un indirizzo fisico, un quartiere, una via ad identificarci, a renderci esistenti oggi l’indirizzo è virtuale e se non possiedi una mail o un’identità social non so quanto tu possa definirti “essere esistente” agli occhi del mondo.
Quindi la nostra casa è anch’essa virtuale? Il “Cogito ergo sum” di Cartesio è quindi da tradurre in “Posto dunque sono?”.
Non saprei. Ma so che se non ti fai vedere nessuno ti vedrà.

Forse banale come frase ma di cui fino a poco tempo fa non avevo colto l’importanza. Forse si, alla domanda cos’è casa potrei rispondere il mio corpo ma ragionandoci anche questo potrebbe celare un errore imperdonabile.

Chi ad oggi si rispecchia totalmente nel proprio corpo? Chi si accetta fino in fondo? Chi vorrebbe essere altro?
La nostra società non è fluida solo a causa delle migrazioni fisiche dei cittadini del mondo ma lo è anche perchè non è più giusto parlare di genere ma di anime,
Mi ricordo di un film di Almodovar (si sono una persona che parla di film come metafora del mondo che cambia) che mi colpì per il titolo e per la schiettezza delle immagini. “La pelle che abito”.
La pelle è forse solo un involucro che racchiude quello che più ci dovrebbe far sentire al sicuro. La nostra anima.

“Repulsione” (1965) di Roman Polanski dalla “Trilogia dell’appartamento”

Ma ci sentiamo al sicuro? Veramente? La mia attenzione va alla minaccia degli stereotipi di genere che parte dal genere femminile e maschile fino ad arrivare a altri tipi di stereotipi che portano anch’essi all’emarginazione.
Se pensiamo bene oggi stereotipo é: essere zitella, essere donna troppo bella, troppo loquace, troppo espansiva, oppure essere un uomo provolone, uomo alpha, essere bamboccione e avanti fino a che non ci renderemo conto che la società è fatta di anime diversissime tra di loro che potrebbero capire il senso di casa nel momento in cui potessero essere rispettate per la loro diversità e non etichettate dietro a un ruolo imposto.

Siamo tutti stereotipi perchè il pregiudizio oggi si è allargato cosi tanto che tendiamo a criticare violentemente anche una ragazza che esce di casa con una t-shirt bianca invece che con una colorata.

Casa per me è la mia anima in cui ospito per periodi più o meno lunghi altre anime che non hanno paura di andare oltre lo stereotipo che mi è stato affibbiato.

Cosa è per voi casa
“L’inquilino del terzo piano” (1976) di e con Roman Polanski dalla “Trilogia dell’appartamento”

E per voi? Cosa è casa?

Sara Pellegrini

E se ti va di leggere i miei ultimi articoli per la rubrica UAU PEOPLE, di seguito le mia intervista a

GRIMILDE MALATESTA

e a CHIARA FERRANTINI

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