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Cultura

Chiamatemi Gretina

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Scritto da Cinzia Silvestri

L’ambiente è un argomento che riguarda tutti gli abitanti del pianeta Terra oppure è solo l’ennesimo tema di scontro ideologico, e non solo? Offro al lettore questo spunto di riflessione, cercando di evitare per quanto possibile elucubrazioni squisitamente socio-politiche, vieppiù morali, con potenziali inevitabili ricadute sulla pandemia, i complotti, pro et versus di tutto e del suo contrario. Parliamo di Gretina!

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Greta Thunberg addresses climate strikers at Civic Center Park in Denver. Photo: Andy Bosselman, Streetsblog Denver

Siamo nel mese di ottobre, eppure ho visto fiorire alberi di ciliegio e piante di fragole, nel mentre non ci sono più mezze stagioni, le colture vanno a ramengo così come le culture propriamente intese.

Dopo mesi di siccità scende la pioggia, ma che fa? Crolla il mondo addosso a me, cantava Morandi innamorato, invece qui fuor di metafora sorte il modello monsone asiatico, che trascina nel vortice della corrente d’acqua melmosa che esce dagli alvei dei fiumi e diventa alluvione nelle città, portandosi via auto, alberi, persone, cose. Comunque va tutto bene, madama la marchesa, del resto i disastri la Natura ce li ha sempre riservati dalla notte dei tempi: adesso sono un cicinin più frequenti e diffusi, ma non c’è motivo di allarmarsi, tanto che i governanti dei Paesi specialmente quelli più forti economicamente (e con poco spazio alla dialettica democratica, tipo Cina e Russia) possono decidere se aderire o meno a certe risoluzioni votate a livello mondiale per la salvaguardia dell’ambiente. Non è questione di salute, dell’uomo, delle bestie, delle piante, dei mari, è questione di business. In nome dell’economia e della politica delle peggiori razze, che al confronto Wall Street pare la sede delle dame di San Vincenzo, addirittura si biasima coloro che lottano per la difesa dell’ambiente, si etichettano, si deridono, si ostacolano. Perchè in fondo, dai, dov’è il problema, nell’incapacità forse di limitare l’inquinamento, di cercare l’energia maggiormente sostenibile, di proteggere le formiche rosse del Bengala? State sereni, dice il vangelo secondo Matteo da Rignano: nel frattempo, in tutta questa serenità intervallata da tsunami, scioglimenti di ghiacciai come ghiaccioli sulla spiaggia d’agosto, fiumi di plastica, polveri tanto sottili quanto infide e tumorali, i popoli si affidano ai governanti, sbagliando, oppure diventano seguaci del beniamino ecologico di turno, sbagliando doppiamente. Un discorso così non si affronta neanche scrivendo un volume con svariati capitoli e poi non so quanto ne valga la pena. Io appartengo alla generazione del WWF, del panda in estinzione, si potrebbe dire che sono una Gretina ante litteram senza sindrome di Asperger, senza un attivismo smodato, dotata di una consapevolezza affatto modaiola o a favore dei social. Chi però attacca Greta Thunberg e le sue battaglie, i suoi scioperi amati anche dagli studenti forcaioli che si tingono le gote verdi, a mio modesto avviso sbaglia.

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Abbiamo imboccato, temo, una strada senza ritorno, siamo come Thelma e Louise sulla macchina prima del grande salto, senza il rassicurante fermo immagine che ci illude sul prosieguo: temo l’apparizione dei titoli di coda e della scritta “the end”. Oggi abbiamo la certezza, ma ci illudiamo sia percezione, del grande botto in fondo al canyon, come Vil Coyote, con la nuvolina senza la speranza di cavarsela alla maniera dei cartoni animati che ‘resuscitano’ i personaggi. Alluvioni dicevo, incendi, malattie: sarò Gretina, ma dubito che sia Madre Natura ad aver organizzato tutto questo. Eh no, c’è la manina maledetta dell’uomo che doveva disboscare la foresta amazzonica, prosciugare i ghiacciai, portare il meteo al Polo Nord alle temperature di una ridente costa mediterranea, con o senza crociera.

La mancata, evidente volontà di fare retromarcia, di investire in ricerca senza per questo tornare alternativamente ai tempi dell’uomo delle caverne ci catapulta verso un futuro sempre più vicino ad un esito drammatico. Irreversibile, parola tristissima, devastante che mi ricorda un film con Monica Bellucci non da Oscar e Mario Draghi ai tempi in cui usava la felpa con la scritta “no euro”. Mia nonna detestava le candele, quando si trovava costretta ad accenderle se per un guasto la luce elettrica magari spariva, semplicemente perchè lei seppure per qualche anno solamente con le candele in casa c’aveva vissuto. Del resto, chi avrebbe voglia oggi di avere il cesso magari alla turca fuor dell’uscio, di vivere in un’abitazione senza riscaldamento e aria condizionata, e senza frigorifero zeppo di vivande? Non certo noi del mondo occidentale, ma neanche del mondo orientale, no davvero perdio. Abbiamo raggiunto un grado di benessere irrinunciabile, che paghiamo a caro prezzo (e non in denaro) ma non ce ne importa nulla. Certo, siamo rammaricati di sapere che nelle nostre grandi città c’è gente che vive sotto i ponti, senza acqua, nè viveri, ma magari son barboni, (pardon, clochard, fa più fine) barboni per scelta. Quando compriamo i pomodori a buon prezzo ci dimentichiamo che sono stati raccolti da gente che vive come dannati nell’inferno. Del resto, dovrebbero esserci grati per l’accoglienza che gli abbiamo riservato, in nome e per conto di tutta la Comunità Europea, quella che misura il diametro degli zucchini che se sono fuori standard è un casino. Dunque, io sono la Gretina che ha sempre creduto nell’ecologia, nella sostenibilità ambientale: ero liceale, son passati decenni, ma la mia convinzione è rimasta e non per coerenza di comodo, tipo quella di chi oggi si fa la punturina di botox e poi rifiuta il vaccino. Ho avuto la fortuna di vivere in un territorio immerso nel verde, dove convivevano anche le fabbriche (non senza qualche compromesso), sono nata in una città termale dove non trovavi una cicca per terra neanche a pagarla oro. Oggi, l’omologazione al potere la trovi non solo negli acquisti (telefoni, pc, maglie, borse, eccetera) ma soprattutto nella maleducazione anti-ecologica, e non per protesta, ci mancherebbe, ma per pura inciviltà. Non esiste luogo, urbano ed extra-urbano, che non sia deturpato dai rifiuti: sacchetti di immondizia zeppi di rifiuti, anche quando la spazzatura te la prendono davanti la porta di casa, mascherine anti contagio virale lanciate in ogni dove, insieme ai pacchetti di sigarette (i fumatori sono i più maleducati per distacco), ai contenitori di bevande, lattine e bottiglie di vetro solitamente contenenti troiai che facilitano il diabete, anche in età adolescenziale.

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Ai Fridays For Future si aggiungono i G20 su energia e clima: un caravanserraglio di buone intenzioni che paiono più illusioni e che tali rimangono, mentra la Terra e i suoi abitanti affogano tra effetto serra, gas di scarico, rifiuti tossici. Vogliamo tutti l’auto elettrica ma non ci si chiede da dove provenga l’energia e come si smaltiranno le batterie; anzichè sfruttare gli elementi naturali, il sole e il vento, si dà una mano, versus ovviamente, all’economia turistica favorendo le trivelle (accade in Italia, mentre in altre parti del mondo si è fortunatamente contro tendenza). Ce la vedete l’Italia con delle belle piattaforme petrolifere in mezzo al mare, per estrarre petrolio come sceicchi qualunque, con le macchine elettriche sotto le terga? Questi siamo noi, ecco perchè per forza mi sento Gretina: se non avessi la macchina, soprattutto dalle mie parti, mi rimarrebbe l’autostop anni ‘70 come mezzo di locomozione. Il trasporto pubblico locale è penoso, peggiorato dopo la pandemia: oh sì, ci sono le promesse, il biglietto unico, il rinnovo del parco macchine. Intanto i bus li trovi fermi a bordo strada col triangolo rosso e i treni par che facciano a gara per il Guiness primati dei ritardi. Si stende un coltrone, più che un velo pietoso, sulle condizioni igieniche: del resto, esternalizza oggi e domani, appalta con capitolati sempre più esigui, è assai che ogni tanto ci sia una sommaria pulizia. Ci siamo omologati a certi mezzi sgangherati di nazioni cosiddette sottosviluppate. Sono tutti preoccupati per il clima e per la Terra, ma la politica ambientale che in termini moderni è definita transizione ecologica, è pari a zero. Le associazioni ambientaliste non lasciano la propria impronta, fanno degli eventi pecetta un po’ qui e un po’ là, giusto per la legittima passerella mediatica, che non si nega a nessuno. I panda nel frattempo si sono riprodotti e hanno sgamato l’estinzione, i delfini che non erano a rischio invece li hanno massacrati ben bene nell’evoluta Danimarca, per rispettare la tradizione vichinga. Nessuno parla più di koala e canguri in Australia e di tutti gli animali che sono morti per i vari incendi dolosi anche in Italia. Chi si ricorda più della strage boschiva in Trentino, nel 2018? Con quegli alberi si fabbricavano anche preziosi violini, ma l’inflazione dei tronchi abbattuti non ha certo aiutato gli artigiani. Siccome io sono Gretina, devo accettare di buon grado coloro che si ostinano a negare l’evidenza, che si arrampicano sugli specchi di esigenze di mercato, che fingono di non vedere, di non sapere. Gli scarti della lavorazione di cenci e pellame tipici dei nostri territori, mollati in capannoni adibiti a neo discariche abusive oppure utilizzati per asfaltare le strade (andatevi a leggere i risultati delle analisi che confermano le contaminazioni nei siti dove è finito il keu, la cenere dei fanghi delle concerie). Chi fa le bizze per i vaccini anti Covid intanto consente che la malavita avveleni e faccia ammalare seriamente, perchè le asfaltature tossiche arrivano alle falde acquifere, alle colture. Siamo destinati a cibarci di ortaggi mortali anche se non stregati come la mela di Biancaneve e non c’è principe che sciolga l’incantesimo, ma se siamo fortunati la chemio per curarci il cancro. Questo ovviamente tenendo conto che si può diventare no-chemio, no-radio, no-pharma anzi, reclamando comunque per i propri diritti alla salute e sbattendosene di chi soffre per i ritardi sanitari nel follow up oncologico. Ma io sono Gretina, perchè mangio poca carne e per un periodo di tempo sono stata pure vegetariana, perchè detesto cibarmi di bestie e antibiotici, allevate in lager: quando mangio una braciola, non mi viene in mente la copertina di Atom Earh Mother, ma certi filmati – denuncia girati negli allevamenti intensivi, che sono lì a dimostrare che pure a mangiare ciccia in modo indiscriminato si produce inquinamento.

Ai tempi della mi’ nonna la carne si mangiava solo la domenica ed era un lusso: tra quei tempi e quelli odierni non è proprio possibile trovare una via di mezzo? Io sono persuasa che sia possibile ma che non lo si voglia fare, e preferisco far finta che mi sfuggano i motivi. Sono Gretina, però la distruzione del pianeta per mano dell’uomo habilis a far solo disastri mi pare certa, è solo questione di tempo, Magari noi non ci saremo, come cantavano I Nomadi: almeno io spero di non esserci e mi sento privilegiata per aver vissuto soprattutto durante la mia infanzia, quando forse paradossalmente di inquinamento ce n’era di più, in un mondo diverso, non migliore, ma diverso. Celentano era il ragazzo della via Gluck e già protestava perchè là dove c’era il verde ora c’è una città, ma io ho corso, giocato, studiato, pomiciato, vissuto tra alberi secolari, prati e campi a misura di bimba, di ragazza, di donna, ed ho avuto rispetto del mondo che mi circondava. Quando vedo gettare per terra una sigaretta l’istinto me la farebbe raccattare per il gusto di spegnerla nella mano che l’ha buttata, perchè quel marciapiede è mio oltrechè tuo, caro tabagista dei miei stivali e io sarò Gretina, ma tu sei Cretino con l’etichetta. No, non mi garba la ragazzina con le trecce e l’incerata da pescatore gialla, il cartello scritto a mano e lo sguardo assassino ahilei patologico, non mi garba che comunque viaggi in lungo e in largo per il mondo con mezzi di certo non rispettosi dell’ambiente e che si faccia le crociere in barca col figlio di Carolina di Monaco: la sostenibilità dei ricchi è cosa facile, la vera sfida è insegnarla ai poveri, di spirito e di portafoglio. Vorrei che andasse a vedere quanto spreco di cibo nei supermercati, quanto spreco di plastica per confezionare una banana per la vendita (o un arancio bell’e sbucciato). Sarò Gretina, ma fare gli ecologisti è un lusso se non si insegna il rispetto per l’ambiente da piccoli e con piccoli gesti e buone pratiche quotidiane, perchè le manifestazioni una tantum non risolvono i guai delle spiagge e dei boschi infestati da ogni genere di rifiuto. Siamo arrivati a un punto di non ritorno, leggo che nel paese dove risiedo verrà istituito l’ispettore ambientale.

La Gretina, che sarei io, è dell’avviso che occorra sì la repressione ma che non sarà efficace se non si applica la prevenzione, educando con una sana antica e anche tediosa educazione civica.

Aveva ragione Gaber: non c’è via di scampo, quasi quasi mi faccio uno shampoo.

Cinzia Silvestri

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