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Cultura

Intervista a Mario Scali

Mario Scali
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Scritto da Irene Pagnini
Your own personal dresser / Someone to hear your prayers / Someone who cares

L’arte e le tendenze sono tradizionalmente contraddistinte da corsi e ricorsi storici. Così come nel mondo della musica i veri puristi stanno riscoprendo il vinile come medium di ascolto “nobile”, in maniera analoga nel mondo della moda sta tornando in voga l’arte della sartoria su misura, sinonimo di pregio e di autenticità in netta controtendenza nell’era del totale appiattimento e dell’infinita riproducibilità di un capo di abbigliamento. Mario Scali si definisce un “personal dresser” o in altre parole un “professionista della moda e dello stile”. Esaudisce le pretese della propria clientela incontrandola a domicilio e disegnandole addosso l’abito perfetto 

Mario Scali
dopo un’accurata scelta dei tessuti da utilizzare e delle tendenze da seguire. Ogni abito è così un pezzo unico, un sollievo sia per i clienti più esigenti, quelli che non sopportano di condividere lo stesso abito con un’altra persona, ma anche per chi si voglia regalare la soddisfazione di indossare un abito davvero personale, magari in vista di un evento speciale, senza scadere nell’ovvietà. Il servizio su misura a 360 gradi.

Mario Scali è dunque un sarto della personalità, che pone sullo stesso piano l’aspetto fisico e quello caratteriale del cliente che si trova davanti, come ai vecchi tempi.

Quale stilista ha influenzato di più la tua carriera e perché?

Più che quale direi quali. Direi i maggiori stilisti degli anni ’80, periodo in cui si inventava moda nel vero senso della parola. Tra tutti Ferré e Armani. Il primo per la ricerca dei particolari, soprattutto nella linea donna, il secondo per le nuove linee e proporzioni che hanno portato il Made in Italy al top nel mondo, e non solo in quegli anni.

Quale pezzo è stato il tuo primo successo, e che ne pensi oggi?

Vediamo, non mi sembra di aver avuto un capo che mi ha portato successo, perché ogni capo non è per tutti ma è solo per il cliente che lo ordina. Quindi potrei sbilanciarmi su un pezzo che mi ha dato più soddisfazione. E’ stato un abito da cerimonia, uno smoking di un blu cobalto con il revers a lancia in seta blu, con camicia bianca, collo diplomatico con fiocco e fascia blu dello stesso tessuto del revers. Il cliente aveva un fisico molto atletico, in questi casi il difficile è dargli la possibilità di muoversi in una linea slim. Ha avuto complimenti da tutti. Queste sono le mie soddisfazioni.

Perché preferisci creare dei pezzi unici invece che dei pezzi in serie limitata?

Ho improntato la mia attività per ricoprire quelle lacune che il mercato ha creato con la massificazione. Ho pensato a quei clienti che non hanno bisogno semplicemente di vestirsi, ma vogliono vestirsi come piace a loro. Mai come oggi l’uomo non è mai stato così libero di esprimere il proprio carattere nel vestire, dato che migliaia di aziende propongono moda. Ho scelto questo metodo, cioè il su misura, proprio perché non volevo direzionare la persona verso un capo già fatto e adattarglielo, ma per poter dare massima scelta nei tessuti, la giusta tonalità e fantasia, le giuste misure e la linee che il cliente richiede e necessita. Pensi, ho clienti che vanno dai 15 ai 90 anni. Questo per dimostrare che la mia attività è rivolta proprio a tutti.

Che insegnamento daresti a dei “giovani” creatori di stile?

Ai giovani direi di studiare quello che hanno creato gli stilisti negli anni ’80. Non per copiarli nei capi, ma per cercare di capire come il vero stilista riuscisse in quegli anni a leggere il tempo, il sentimento della gente e a capire che quel determinato colore, capo, linea e stile fotografavano il momento. E’ stato il segreto di Armani nella fine degli anni ’70 con la sua estrema sensibilità a lanciarlo nell’Olimpo della moda mondiale.

E consiglio anche di valorizzare la donna e l’uomo invece di sacrificarli in linee e modelli che solo gli indossatori e le indossatrici possono indossare. Ferré ha valorizzato il corpo femminile arricchendolo di arte, ogni capo veniva studiato perché fosse perfetto sul corpo che lo avrebbe indossato. Non voleva far scomparire la donna valorizzando il suo capo ma creare un tutt’uno con essa. Splendido!

E direi anche di evitare di imitare i prodotti presi in altri tempi, ma di capire di più l’energia che il mondo emana e assecondare il proprio istinto creativo.

Mario Scali