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Cultura

La direttiva Bolkestein

direttiva bolkestein
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Scritto da Irene Pagnini

Nel dicembre scorso a Montecitorio si sono tenute le votazioni sul Decreto-legge 135/2018 “Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione” già approvato dal Senato.

All’interno di questo decreto è contenuta la disciplina di applicazione nel nostro ordinamento delle Direttiva europea Bolkestein (che prende il nome da Frits Bolkestein, padre dell’omonima). La Direttiva dell’Unione europea 123 del 2006 è relativa ai servizi del mercato europeo comune, è stata presentata in Commissione Europea nel febbraio del 2004, approvata ed emanata nel 2006, e successivamente recepita nell’ordinamento italiano nel
direttiva bolkestein

Frits Bolkestein

2010. L’obiettivo della direttiva Bolkestein è sostanzialmente quello di favorire la libera circolazione dei servizi e l’abbattimento delle barriere tra i vari paesi dell’Unione Europea.
Al centro del dibattito però troviamo l’applicazione di alcuni punti di questo provvedimento che riguardano direttamente gli ambulanti e i titolari di concessioni delle spiagge italiane. Le proteste dei suddetti riguardavano infatti l’obbligo di messa al bando delle concessioni in scadenza di spazi pubblici e beni demaniali. Ad aumentare i malumori in materia si andò ad aggiungere la sentenza della Corte di Lussemburgo del luglio del 2016 dove si affermava che le concessioni sulle spiagge italiane andavano messe a gara, affinché si potesse avere una selezione imparziale e trasparente dei candidati, facendo così di fatto diventare abusivi coloro che non si adattavano alla direttiva.
Secondo l’Unione Europea trattandosi di servizi su suolo pubblico questi devono necessariamente passare dall’assegnazione tramite asta pubblica.

Durante la campagna elettorale per le elezioni politiche dello scorso 4 marzo ho incontrato moltissimi ambulanti che mi avevano sollevato le loro problematiche derivanti dalla Bolkestein: l’interpretazione che lo scorso governo aveva dato di questa avrebbe inficiato l’attività non solo degli ambulanti ma anche dei balneari mettendo a rischio le piccole e le medie imprese.
Abbiamo deciso di fare chiarezza, di porre fine a quella incertezza giuridica che dal 2006 aleggiava sulla questione per dare risposte certe e concrete nei confronti di coloro che rischiavano a causa dell’inerzia dello Stato. Un dato sugli stabilimenti balneari ci dice che se questi avessero subito l’applicazione diretta della Bolkestein circa 30mila imprese rischiavano di essere dichiarate abusive da un giorno all’altro.
E’ stato lo stesso Bolkestein a far luce sulla questione affermando a Montecitorio che la sua direttiva non era stata capita. Le spiagge in concessione infatti non dovevano rientrare nell’applicazione della direttiva sulla liberalizzazione dei servizi in quanto le stesse vanno qualificate come beni, e non come servizi.

 

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