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Cultura

OFF, il racconto in bianco e nero di Valentina Cipriani

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Scritto da Elena Barbati

In seguito alle nuove disposizioni del Comitato Tecnico Scientifico con la fiduciosa prospettiva di un aumento delle capienze per locali e sale da concerto, torniamo a raccontare il silenzio di questo settore grazie a OFF, fanzine di Valentina Cipriani.

Valentina è una fotografa e videomaker specializzata in eventi live, concerti e spettacoli. Il suo progetto OFF, acquistabile online dal 28 Settembre in edizione limitata, è un racconto interattivo ed immersivo dedicato al silenzio.

Sia al silenzio all’interno dei locali che ormai non vivono (e non fanno vivere) più serate con artisti e pubblico sotto palco, sia al silenzio intorno a un settore abbandonato e evidentemente in difficoltà.

valentina cipriani OFF
Valentina Cipriani

Chiudere un live club significa spegnere la musica. E insieme alla musica si spegne tutto l’universo che le gravita attorno: socialità, cultura, incontro, scambio, svago, vita. Spento questo rimane solo silenzio.

OFF
©Valentina Cipriani, 2021

Negli anni hai raccontato sorrisi sconosciuti e occhi lucidi sotto il palco, abbracci e braccia alzate. In “OFF” l’attenzione è dedicata a sedie vuote, casse abbandonate, muri con stickers ormai sbiaditi. Qual è stato lo stimolo maggiore che ti ha fatto intraprendere questo progetto?

Quando ho iniziato a fotografare i live club chiusi a causa della pandemia non avevo chiaro in mente quello che ne avrei fatto di quelle foto. In quel momento ho solo voluto immortalare quel vuoto e quel silenzio per lasciarne una documentazione fotografica.

Ho sempre raccontato quei luoghi quando erano pieni di gente e musica, quindi ho sentito la necessità di continuare a farlo anche in quel momento di sospensione.

Non è stato facile scattare quelle foto, ogni volta che entravo dentro a un locale mi assaliva un magone enorme. Poi col tempo ha iniziato a prendere forma il progetto. Una cosa che avevo chiara fin da subito è la presenza dei racconti e dei pensieri delle persone, quindi ho iniziato a raccogliere delle testimonianze tra chi la musica live la fa e chi la segue.

Poi ho cercato di realizzare una sorta di varco temporale tra passato e presente per dare ancora di più quel senso di vuoto, e da qui l’idea delle pagine che come finestre si aprono sulle immagini di corpi sudati e appiccicati.

Spero che questo progetto divenga testimonianza di un periodo tanto buio quanto straordinario come quello che abbiamo vissuto negli ultimi 19 mesi, e che riguardandolo tra qualche anno tutto questo ci apparirà solo come un brutto incubo dal quale finalmente ci siamo svegliati. Ma soprattutto spero che serva a far riflettere su tanti problemi che c’erano già prima e che la pandemia ha amplificato.

OFF Valentina Cipriani
©Valentina Cipriani, 2021

“Un popolo che non è in grado di preservare la propria cultura, sta già camminando sulle proprie macerie.”

Il primo capitolo di OFF è costituito da un’analogia tanto razionale quanto emotiva: i locali vuoti – da apripista il Cage, luogo del cuore caro ai più – accostati a resti archeologici in Marocco, Giordania, India. Non ti chiederò di spiegare la vicinanza tra i due ambienti, che è tanto comprensibile da generare la pelle d’oca. Ti chiedo piuttosto le sensazioni provate nella fase di creazione, nel momento in cui ti sei resa conto che avresti potuto associare due contesti così apparentemente differenti tra loro. 

I locali che ho fotografato per il progetto li avevo sempre visti – come tutti noi del resto – pieni di persone appiccicate tra loro che ballavano e cantavano, la musica riempiva la stanza e le luci e il fumo contribuivano a creare un’atmosfera magica.

Questa volta, invece, muovendomi in quegli spazi vuoti e silenziosi come mai li avevo visti prima ho avuto l’impressione di camminare tra le rovine di templi antichi.

“Quanti modi ha l’uomo per estinguersi?” mi sono chiesta.

Da qui la frase di apertura che hai citato.

Il paragone tra le foto dei live club vuoti e quelle delle rovine vuole essere una provocazione per far riflettere sulla precarietà di certe cose che siamo abituati a dare per scontate e sull’importanza che la cultura ha per un popolo.

Il bagaglio culturale di una nazione contribuisce alla creazione della sua identità e lasciare che questo scompaia significa lasciar morire una parte di noi.

©Valentina Cipriani, 2021

Nel terzo capitolo di OFF la narrazione si focalizza sulle persone, su chi la musica la vive e l’ha vissuta sempre con passione e dedizione: se dovessimo aggiungere anche la voce di V. – dove V. sta per Valentina – qual è il ricordo più emozionante che scriveresti?

Ci sono moltissimi bei ricordi che mi legano ai live club, però ce n’è uno che per me è molto importante. Nel 2011 sono stata a un concerto dei Verdena alla Flog di Firenze e per me fu un giorno speciale perché dopo tanto, troppo tempo finalmente riuscivo ad andare ad un concerto.

Stavo attraversando uno dei periodi più bui, difficili e dolorosi della mia vita e quello fu il primo passettino verso la libertà. Non ero ancora pronta per stare in mezzo alla gente, quindi mi misi a sedere sul soppalco. Avevo da poco iniziato a fare foto e decisi di portare con me la reflex.

Stare lì non era per niente facile per me, ma mettendo l’occhio dentro al mirino tutto mi sembrava più sopportabile. Guardavo i ragazzi che pogavano e li invidiavo perché avrei voluto farlo anch’io, ma era impensabile.

Poi vidi una ragazza sul palco che faceva le foto alla band. Per me in quel momento lei rappresentava tutto ciò che avrei voluto essere ma che non sarei mai riuscita a diventare.

Da lì ho iniziato un percorso che piano piano mi ha fatto tornare alla normalità e soprattutto che mi ha spinto a fare quello che faccio oggi. Nei momenti di sconforto a volte ripenso a quella serata e niente mi sembra impossibile.

La musica dal vivo non è mero intrattenimento, fa parte della vita delle persone che la seguono ed è essa stessa vita. Senza i live tanti di noi non sarebbero le persone che sono oggi.

Le pagine di OFF sono come finestre sul mondo della musica dal vivo, finestre buie dalle quali non sembra entrare luce ormai da due anni. Pensi davvero che torneremo a rivivere i concerti, gli spettacoli, gli eventi esattamente come anni fa oppure non sarà più come prima?

Penso che prima o poi torneremo a vivere i concerti come li vivevamo prima della pandemia. Guardando fuori dall’Italia ho visto concerti a capienza piena e spero che anche qui arriveranno presto.

Certo per i primi tempi sarà un po’ diverso, probabilmente dovremo continuare a portare le mascherine e non so se riusciremo fin da subito a stare così vicini senza provare un  po’ di timore o disagio.

Però credo che col tempo torneremo alla normalità.

Purtroppo nel frattempo diversi locali non hanno retto alla chiusura forzata hanno dovuto chiudere definitivamente i battenti, quindi ci saranno meno locali in cui poter suonare (penso soprattutto alle band emergenti), però magari ne nasceranno di nuovi.

Credo che dopo questo lungo periodo di silenzio ci sia tanta voglia di musica dal vivo e questo mi fa sperare in una ripartenza del settore.

©Valentina Cipriani, 2021

Perché secondo te in Italia ancora oggi il mondo della musica dal vivo è visto come una mera attività ricreativa e di intrattenimento e non come un settore lavorativo e professionale a tutti gli effetti? 

La musica è la forma d’arte più diffusa e che sa arrivare a più persone in modo trasversale, ma allo stesso tempo è quella a cui viene riconosciuto il minor valore culturale.

Le istituzioni sono spesso assenti e impreparate nella gestione di questo settore, e durante la pandemia hanno considerato la musica dal vivo come un servizio non essenziale di cui si può fare a meno.

Credo che il problema sia prima di tutto culturale. Mi ricordo che quando ero minorenne mia mamma mi consentiva di andare in discoteca ma mi vietava di andare ai concerti. Chissà cosa si immaginava che potesse succedermi di così brutto.

C’è una visione distorta da parte di chi non è abituato a frequentare la musica dal vivo e non riesce a coglierne il valore culturale e sociale.

Di qui anche la difficoltà per i professionisti della musica di vedere riconosciuto il proprio lavoro e avere una credibilità a livello sociale. Spesso ai musicisti e agli addetti ai lavori viene chiesto “ e per lavoro cosa fai?” e questo è davvero triste.

Durante la pandemia alle richieste di aiuto in tanti si sono sentiti rispondere “trovati un lavoro vero invece di lamentarti”, cosa che nessuno si è sognato di dire, ad esempio, ai ristoratori.

Ecco, credo che il percorso verso un riconoscimento del valore culturale e professionale della musica sia molto lungo, e sinceramente temo che questo non avverrà mai. 


Per acquistare OFF il link è il seguente: https://www.valentinacipriani.com/off


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