Cultura

Sante Diomede, intervista al poeta dialettale pugliese

Sante Diomede
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Scritto da Giulia Gianfilippo

Pubblico oggi l’intervista a Sante Diomede, poeta dialettale pugliese.

Ciao, Sante. Parlaci un po’ di te e del tuo percorso nel mondo della Poesia. 

Ciao. Innanzitutto grazie per lo spazio concessomi. Veniamo a noi: sono Sante Diomede. Nasco nel 1986 a Bari, dove vivo. 
L’amore smisurato nei confronti della mia città, trasmessomi dai miei nonni, mi ha permesso di avvicinarmi sempre più al dialetto barese fino a farmi dare alla luce il mio primo racconto e la mia prima poesia ufficiali in vernacolo, esattamente nel 2012.
Quest’amore si è potuto consolidare anche grazie all’incontro con esponenti culturali quali Felice Giovine, Gigi De Santis, Rino Bizzarro, Gianni Serena; e con il valido autore Emanuele Zambetta. 

Dal 2012 ho ampliato il mio “parco poesie”, ottenendo da allora anche riconoscimenti letterari in varie regioni d’Italia. 
Nel 2016 ho fondato, assieme ad Antonio Lobusto, il gruppo Giovani Poeti, con lo scopo di valorizzare autori emergenti. 
A luglio del 2019 ho pubblicato con Santelli Editore la mia prima raccolta di poesie vernacolari, tradotte a fronte: Paròle. 

Specifico che ho creato anche degli scritti in italiano, per la maggior parte inediti. 

In merito alla prima poesia dialettale che hai scritto: ti sei ispirato ad una persona, come la Musa di un poeta, fonte delle idee? 

La mia prima poesia in vernacolo è stata scritta pensando alla mia città, di cuicome dicevo, sono innamorato. Anche se la lirica parla più che altro della situazione di precarietà in cui si ritrovano tanti baresi, soprattutto giovani. Ovviamente la situazione è estendibile a varie città italiane, ma ho preferito parlare della realtà che conoscevo meglio. 
Comunque, se posso aggiungere, le fonti d’ispirazione che muovono i miei lavori sono tante, ma metto ai primi posti Bari e il mio giardino.   

I temi delle tue poesie vernacolari sono circoscritti alla tua realtà locale o parli anche di argomenti diversi da questa? 

Col vernacolo si può parlare di tutto, e non lo scopro certo io. Per quanto mi riguarda, non ho parlato solo di cose vicine, ma ho abbracciato anche tematiche ad ampio raggio, quali ad esempio: lo scorrere del tempo, il senso d’impotenza dinanzi alla scomparsa di persone care, omaggi ad artisti importanti. Le ho perfino raccolte nel libro di cui parlavo prima, “Paròle”. 

Sante Diomede

A proposito del tuo primo libro, soffermiamoci un attimo… 

Volentieri. La pubblicazione della mia prima raccolta di poesie è stata la naturale conseguenza del mio percorso: i componimenti aumentavano e con alcuni di questi continuavo a ricevere riscontri positivi da concorsi letterari, amici e conoscenti; dunque ho pensato fosse giunto il momento di farmi valutare da una casa editrice e da un pubblico un po’ più ampio.  

Così, a Luglio dello scorso anno, con Santelli Editore, ho fatto nascere questo libriccino blu che contiene 28 poesie in barese, con le rispettive traduzioni, dal titolo semplice e facilmente memorizzabile. Tra l’altro, i componimenti in dialetto possono essere scaricati e ascoltati tramite un link riportato all’interno

La sinossi in quarta di copertina è molto breve. Come mai questa scelta?  

 “Paròle de memòrie, paròle du presènde, paròle de pausì” (Parole di memoria, parole del presente, parole di poesia) è volutamente sintetica e abbastanza misteriosa per lasciare al lettore solo qualche indizio legato al taglio dei componimenti in cui si imbatterà. Per questo cerco  – e cercherò – di essere criptico anche in questa intervista, anche se mi riesce difficile (ride – n.d.r.).  

 Qualcosa dovrai pure anticiparcela, non credi? Parlaci almeno di un paio di poesie…

 D’accordo, metto in pausa il mio lato criptico ed eseguo (ride – n.d.r.). 

 “A MManghe” (A Mango) 

Ho scritto questa poesia in versi ottonari dopo la scomparsa di Pino Mango, uno degli artisti con cui sono cresciuto, tanto da considerarlo quasi un membro della famiglia. 
La sua voce e la sua musica mi hanno regalato e continuano a donarmi sensazioni indescrivibili, e mi sembrava il minimo sdebitarmi con un omaggio, minuscolo se confrontato con le sue opere, alla sua memoria. 

E siccome pensavo che le parole di gratitudine nei suoi confronti non bastassero, ne ho scritta un’altra, sempre in vernacolo, che penso troverà spazio in una futura pubblicazione 

“Velèsse” (Vorrei) 

La “memoria”, come da indizio in sinossi, è un tema ricorrente di questa raccolta. 
“Velèsse” è un’altra di quelle che, al pari della lirica dedicata a Mango, la rappresenta. 
In questo componimento in endecasillabi cerco di omaggiare la tradizione poetica vernacolare barese, citando alcuni dei fuoriclasse della Bari che fu, quali ad esempio: Alfredo Giovine, Gaetano Savelli, Nicola Macina, Marcello Catinella. Ma ci sono altri nomi inseriti, che qui non cito per ragioni di spazio.  

E lo spazio è stato tiranno anche nella poesia stessa: così ho deciso di menzionare altri poeti classici dialettali baresi in un’altra lirica a parte, ora inedita, ma anch’essa potrà trovare spazio altrove. 

Sante Diomede, grazie per la tua disponibilità. In bocca al lupo per la tua carriera letteraria. 

Grazie a voi, di tutto. Crepi il lupo! 

E voi amici di UAU Magazine trovate di seguito il consueto video di approfondimento. Questa volta è lo stesso Sante Diomede che racconta di se!

La vostra, come sempre, Giulia !

La pagina Facebook dell’autore https://www.facebook.com/santautore/

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