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Chiedi chi erano i Beatles (ma solo a chi li ha capiti davvero)

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Il mito dei 4 ragazzi di Liverpool, i Beatles, sia pure con gli alti e bassi delle esigenze commerciali di ogni revival, continua. Nonostante tutto, infatti, “sono” la band per eccellenza, quelli che hanno toccato vette che persino gli altri grandissimi non sono riusciti a raggiungere.

Eppure… Eppure in teoria qualcosa non torna, perchè alla fine i Beatles non ebbero una vita artistica lunga ed anche il numero dei dischi incisi non è più alto di quello di altri grandi gruppi come i Pink Floyd o i Genesis, per non parlare degli indistruttibili Rolling Stones. Anche i loro successi più famosi, vuoi per la marcata orecchiabilità, vuoi per l’attenzione quasi maniacale che i 4 di Liverpool mettevano nell’intercettare il gusto dei propri fan, sono alla fine canzoni più vicine al pop che non al rock vero e proprio e sembrano lontanissime dalla vena polemica e provocatoria che caratterizzava la produzione di molti contemporanei.

E poi, scusate, ma come si può non rilevare che la band aveva un batterista scarso ?

Cosa avessero di speciale questi Beatles, insomma, resta un mezzo mistero e non può essere il successo planetario di canzoni quali Let it be oYesterday a chiarire la questione.

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La risposta in effetti non è semplice e non basta invitare le giovani generazioni a chiedere a chicchessia, perchè la mia sensazione è che la banda dei quattro sia stata ascoltata da moltissimi, ma realmente capita da pochi: in pratica, tutti hanno accettato l’idea che i Beatles fossero un gruppo speciale, ma pochissimi sono stati in grado di spiegarne i motivi in modo convincente.

L’arcano, a mio avviso, va svelato considerando l’intera produzione della band e non solo le cose migliori o considerate tali: va bene, molti hanno scritto della vena di sperimentalismo che animava il famigerato album bianco, ma la verità è che i Beatles, durante tutto il loro percorso creativo, hanno esplorato ogni genere di strada ed hanno aperto vie insospettabili a chi sarebbe venuto prima di loro.

In effetti, se la ruvida Helther Skelter apre a sonorità decisamente rockettare, è innegabile che Strowberry fields anticipa armonie e suggestioni molto vicine al pop elettronico anni 80, mentre in pezzi come Yellow Submarine e Bungalow Bill si scorge lo stile canoro volutamente sgangherato che poi sarà il trade mark di gruppi come i Clash.

Alla prossima, Stefano

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To be continued…

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