Arte Attualità

Il Museo Marini? Una realtà importante ma rimasta agli anni ottanta!

avatar
Scritto da Irene Pagnini

Comunicato, a cura di Tiziano Panconi

Non un valorizzatore, ma il cimitero dell’opera di Marino Marini: questo ciò che rappresenta oggettivamente l’attuale museo per la città di Pistoia, con la sola eccezione della Cappella del Tau. Un’indegna sepoltura in cui rendere ossequioso omaggio al lascito del genio pistoiese.

Queste le parole provocatorie dello storico dell’arte pistoiese Tiziano Panconi che sostiene la necessità di una completa ristrutturazione, non soltanto del Museo Marini, ma di tutto il sistema museale cittadino, a partire dal decadente Museo Civico, incapace di attrarre e sviluppare quel volano turistico culturale indispensabile per la città.

Possiamo e dobbiamo contrapporci con forza alla decisione della Fondazione Marini, aggiunge Panconi, solo offrendo risposte concrete, approntando un progetto inattaccabile di rilancio e promozione della cospicua collezione, condiviso dal Comune con la stessa Fondazione Marini di Pistoia e con tutti gli attori istituzionali della città.

Le criticità del museo sono molte: dalle piccole sale che, inadeguatamente illuminate, non consentono la corretta fruizione prospettica delle sculture, in alcuni casi monumentali, sminuendone e spesso mortificandone la spettacolarità, fino alla mancanza di spazi da dedicare a grandi mostre e ad attività collaterali come convegnistica, ristorazione e tutto ciò che favorisca una gestione snella e dinamica di un museo moderno e polivalente.

Dopo la scandalosa mancata accettazione, risalente ai bui anni Settanta, del lascito delle opere di Giovanni Boldini, oli e disegni poi destinati a Ferrara, che di quella città sono divenuti uno dei prodigiosi emblemi, rischiamo oggi di perdere per sempre, non del tutto incolpevolmente, un patrimonio artistico culturale inestimabile e identitario per Pistoia. Occorre cambiare mentalità e passo, raccogliendo la sfida della Fondazione Marini a 360 gradi, prendendo atto che così non funziona. Tale realtà è sotto gli occhi di tutti e i numeri “commoventi” dei visitatori lo dimostrano, come anche il fatto che la città medievale sia oggi ancora troppo marginalmente interessata dal ricco flusso turistico dei tanti milioni di persone che si muovono sull’asse Firenze -Lucca – Pisa.

Ci troviamo di fronte all’urgenza di riprogettare tutto il sistema museale della città perché il Marini da solo non potrà sopravvivere, di individuare uno spazio che possa contenere allo stesso tempo il Museo Civico, anch’esso da ripensare, e il Museo Marini, prevedendo un biglietto unico. Occorre predisporre di una nuova grande sede che possa assurgere a polo di aggregazione culturale della città. Urge inoltre, come in tutti i poli museali che si rispettino, una riorganizzazione radicale delle collezioni (che sono il cuore del discorso e il vero oggetto di interesse), con importanti campagne acquisti, basate su budget annuali predefiniti e significativi, anche, se opportuno e necessario, prevedendo la dismissione di quelle opere minori che potrebbero lasciare spazio a nuovi “capolavori”. E questo vale anche per Marini: i musei statici non funzionano, il pubblico dell’arte chiede aggiornamenti continui dell’offerta espositiva.

Serve poi, soprattutto, una direzione competente, affidata per pubblico concorso a un manager culturale che dimostri di aver conseguito obiettivi di rilievo, che possa vantare le necessarie competenze storico artistiche e una profonda conoscenza dell’art system, tali da connettere questa nuova creatura al circuito turistico culturale nazionale e internazionale, attraverso accordi, seminari, scambi di opere e, ovviamente, eventi.

Le ricette per la concreta realizzazione di tutto questo? In primo luogo, un progetto forte, innovativo e condiviso, poi l’individuazione di una nuova sede – a Pistoia non mancano le possibilità di scelta – e un fundraising che faccia appello a tutti: alle Fondazioni bancarie, all’Unione Europea, alla Regione e anche al Ministero per i beni culturali che, avendo provvidenzialmente disposto il vincolo di pertinenza, ha di fatto certificato l’indubbio elevato valore storico artistico della collezione, che dunque lo Stato ha la corresponsabilità di tutelare.

Il capofila di una nuova visione di sistema culturale della città non può che essere il Comune, con l’immediata discesa in campo del Sindaco e degli assessorati competenti a dettare la nuova linea, stabilendo priorità e

partecipando da protagonista principale, non da congregario, anche attraverso ingenti investimenti, allo sviluppo di un territorio mortificato dall’ottusità e da una mancanza di visione pluridecennale.

Sending
User Review
0 (0 votes)

Scrivi un commento