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Il Supermercato Multietnico si rinnova: nuove Realtà Cinesi crescono in Toscana

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Scritto da Alice Lavoratti

“Ancora tensione sull’Asse USA-Cina, rimbalzo per le borse Europee” (Repubblica on-line, 6 Agosto 2019). Questo è solo uno dei titoli che nel mese scorso hanno invaso il web e la carta stampata dedicato agli scontri economici tra le due maxi potenze mondiali: come quasi ci trovassimo all’interno di una nuova Guerra Fredda – che forse non si è mai placata veramente – in cui non si combatte a suon di proiettili e bombe nucleari, ma con il “dlin” di bit-coin e cryptomonete. Al di là delle metafore, stiamo assistendo ad uno scontro mondiale senza precedenti dove a quanto pare la Cina sta manipolando la valuta internazionale, ovvero ha reso il mercato volubile al punto che la loro moneta – lo Ien – vale quasi di più all’estero che all’interno della Cina stessa (vi lascio il link di dadamoney.com per approfondire l’argomento); ovvero hanno aumentato il loro potere d’acquisto fuori dal loro Paese.

Non c’è nulla di nuovo in quello che vi sto raccontando, ma la storia che vi voglio proporre è di natura diversa e parla di come stia cambiando il business cinese in Italia e di come si stia espandendo oltre le classiche attività di solito ad esso collegate (ad esempio il campo del tessile a Prato, o quello dei locali a Milano e Roma).

A Prato, nel 2017, è nata una nuova realtà di supermercato multietnico che si chiama Union City. Sto parlando di un vero e proprio supermercato italo-cinese, nato dall’idea di 3 giovani imprenditori cinesi trapiantati in Italia, dove i dipendenti italiani e quelli cinesi lavorano gomito a gomito e dove i prodotti toscani rappresentano il 70% della selezione a disposizione dei clienti; una percentuale che si lega al restante 30% rappresentato dai prodotti di origine asiatica.

Vi starete chiedendo dove sta la novità. Beh, la cosa nuova è proprio nella scelta di quel 70% di prodotti nostrani: nei suoi 2000 mt quadri di superficie, camminando per le corsie di questa realtà italo-cinese, si può constatare come la gran parte della scelta e delle offerte sia dedicata ai prodotti italiani, km 0, e/o per una clientela più italiana che straniera. Il loro fiore all’occhiello è forse proprio il reparto vini e wine experience; una vera è propria parete/cantina con una selezione di vini di alta qualità.

Union City, non è certo il primo in Italia di queste realtà aperte da persone di nazionalità cinese che decidono di rivolgersi ad un pubblico italiano, ma è di sicuro il primo in Toscana. In un solo anno, dopo la sede di Prato, dove ormai la comunità cinese si sta insediando anche a livello politico, Union City ha aperto anche una piccola sede a Firenze (Novembre 2018). Prendendo ad esempio questa nuova tipologia di esercizio commerciale, si potrebbe dire che la Cina si stia espandendo in maniera capillare a livello economico lavorando dall’interno. Mi spiego meglio: non si tratta solo di acquisizioni di attività o immobili, con idee come questa i giovani imprenditori cinesi riescono ad entrare nelle case delle persone e a far conoscere la propria cultura. Non a caso, in Union City si trova questa unione di prodotti diversi e origini diverse, che piace molto a chi è aperto a conoscere gusti nuovi; a provare nuovi prodotti e diete che vengono da lontano, e mentre le vendite di questi esercizi commerciali insieme alla curiosità delle persone crescono, le piccole attività alimentari (e non solo) italiane muoiono, forse soltanto perchè non si riesce ad integrarsi come sono riusciti a fare loro negli ultimi 30 anni.

L’Italia – e pure l’Europa – si trova divisa: c’è chi abbraccia l’idea del cambiamento e pensa che sia bello che realtà nuove come quella di Union City crescano per lasciarsi trascinare dall’onda positiva della politica economica cinese, e chi invece è contro sotto tutti gli aspetti perchè la vede come una colonizzazione in piena regola.

Io credo che sia necessaria un’inversione di tendenza e debba esserci tolleranza e trasparenza: dovremmo imparare da loro e a nostra volta insegnare loro qualcosa; questo sarebbe realmente costruttivo. So che questa cosa che ho detto sembra tanto una frase fatta, ma credetemi, ci sono molte cose che possiamo imparare dal loro sistema di lavoro e tante altre che invece dovrebbero essere loro a cambiare. Chiudersi nella propria torre di cristallo non è mai bene a parer mio, sopratutto nel momento in cui ci troviamo adesso, sopratutto quando una grande potenza come la Cina invece di bussare alla nostra porta decide di buttarla giù a forza o ancora peggio pagare il miglior offerente per farsi aprire ed entrare senza permesso.

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