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“Dall’anima in piena”: intervista a Natalia Michelozzi

natalia michelozzi
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Scritto da Filippo Basetti
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Natalia Michelozzi è una giovane artista che ho conosciuto grazie ad un concorso fotografico, in cui ero in commissione giudicatrice. Si aggiudicò il primo posto. Ho ritrovato il suo nome, dopo qualche anno sui social e ho visto i suoi primi lavori pubblicati.
Nello stesso periodo dovevo selezionare degli artisti per una mostra in un museo pubblico, e mi ricordai di un suo lavoro che raccontava bene il tema della mostra.

Con il tempo abbiamo fatto amicizia e ci siamo confrontati spesso sul sistema dell’arte e sulle nostre opere. Natalia è viva e nel pieno della sua crescita artistica, sta cercando il suo linguaggio per esprimersi al meglio, ed ecco che spazia tra più discipline d’arte, e come un’artista moderna passa da un media all’altro per raccontare se stessa.

natalia michelozzi

Chi é Natalia Michelozzi (Vollwandig)?

“Sono una ragazza italo/spagnola di 20 anni. Vivo a Pistoia, ma non mi sento pistoiese, perché sento che la mia anima è più spagnoleggiante, e poi mi ritengo cittadina del mondo. In questo momento studio arte e spettacolo al DAMS di Bologna e sono molto appassionata di tutto quello che è espressione del sé. Fin dall’adolescenza ho sempre cercato di esprimermi in qualche modo, utilizzando varie forme d’arte quali: la danza, la pittura, la musica, la fotografia. Questa linea artistica che porto sempre con me mi permette di sentirmi libera, e di esprimermi con semplicità e sincerità, caratteristiche che appartengono alla mia personalità.

In arte, oltre a Natalia, mi piace chiamarmi Vollwandig che in tedesco significa “Dall’anima in piena” e che rappresenta la parte più estroversa, o se così si può dire, è il mio pseudonimo.”

natalia michelozzi

Da quanto fotografi? Cosa ti ha spinto a fotografare? A chi ti ispiri o quali sono gli artisti che ti piacciono in particolare modo?

“Ho iniziato a fotografare all’età di 15 anni, all’inizio utilizzando il cellulare, poi è arrivata la mia prima ed unica macchina fotografica. Non so precisamente cosa mi abbia spinto a fotografare, credo forse questa grande tensione che sento verso le cose che ho attorno, verso le persone e verso la Terra, la Natura. Probabilmente il tutto è iniziato con momenti epifanici, che avvengono tuttora quando mi guardo attorno, ma poi la linea si è inclinata anche verso una ricerca più personale ed  interiore. Non mi ispiro particolarmente a qualche artista, quando sento qualcuno, che sia un musicista, un fotografo, un ballerino, un pittore o una persona comune, che mi smuove dentro e che mi fa sentire di essere libera e grande, allora prendo qualche traccia e la integro con i miei passi, cercando di rafforzare la mia arte.
Posso dire che per quanto riguarda la fotografia amo profondamente Sebastiao Salgado per la sua intensità e semplicità di sguardo, lui riesce a catturare una luce profonda che viene dall’anima del mondo. Ma ad esempio mi piace anche Francesca Woodman, fotografa che ha realizzato molti autoritratti e alla quale mi sento molto affine per il modo di esprimere il corpo e la sua femminilità”.

natalia michelozzi

Fotografi solamente o usi anche altri mezzi per esprimerti? Prediligi qualche tecnica particolare?

“Come ho già detto in precedenza utilizzo anche altri mezzi per esprimermi e credo che in fin dei conti non ne debba scegliere uno definitivo. Ognuno di loro trascende la mia interiorità in modo diverso, e io amo sublimare quello che sento in modo dinamico. A dirla tutta la fotografia è una disciplina che mi lascia insoddisfatta, irrisolta. Mi piena di luce nel momento dello scatto, ma subito dopo sento che il tutto si è affievolito e vorrei che non fosse così, vorrei cercare una dinamicità, perché ho bisogno di elaborare e trasformare e per farlo ho bisogno di movimento. Mi piacerebbe infatti unire più discipline artistiche allo scopo di dinamizzare un supporto, un qualcosa che si è appoggiato e non sa come ripartire. Non prediligo nessuna tecnica in particolare, negli ultimi anni ho cominciato a fare molti autoritratti e la cosa è diventata un modo per contenermi e confrontarmi, prima di tutto con me stessa. Per il resto potrei definire la mia fotografia concettuale. Quello che ho voluto catturare non è mai quello che realmente si vede ma è sempre qualcosa di invisibile, che va oltre l’apparenza”.

natalia michelozzi

Quali sono i progetti fotografici in cui più ti riconosci e perché?

“Domanda difficile. Per risponderti con precisione dovrei stare un anno intero ad analizzare i miei progetti e a capire quali sono quelli che mi riflettono di più, ma partirei dal presente. In questo momento i progetti che ho in mente che mi riflettono di più sono: “ Mi madre y yo. Raìz dentro de la raìz”, progetto di autoritratti che ho realizzato insieme a mia madre e che per me rappresenta un rapporto bellissimo e profondo, fatto di radici e legami, di origini e separazioni. Altro progetto a me molto caro è “Resistenza” che mette in scena tre campi: la solitudine, la relazione, la società, ed mi riconosco dal momento in cui esprime immagini di speranza e amore verso la vita. “Tempi consapevoli”, progetto di sovrapposizioni, mette in scena una presa di consapevolezza nei confronti di varie condizioni nel quale l’uomo spesso si trova all’interno della vita. È uno dei progetti al quale ho dedicato del tempo per rendere prima di tutto la mia anima, consapevole. “Spiritualità”, progetto inedito pieno di luci ed ombre, di speranza e frustrazione, di equilibrio e squilibrio. “Guerrera” è un progetto di autoritratti in cui ho cercato di esprimere la me Guerriera. E per finire “Mutazioni immutate”, in cui viene espresso un tentativo di crescita, trasformazione, mutazione, che però è rimasta immutata attraverso la fotografia”.

natalia michelozzi

Hai progetti in corso o futuri di cui ci vuoi parlare?

“Sì! Ho progetti futuri, non solo per quanto riguarda la fotografia, ma vorrei confrontarmi anche con l’arte performativa, per esprimere la mia visione da un punto di vista più dinamico e corporeo, non solo visivo. Per adesso non preannuncio niente, lascio che la mia luce si espanda ogni giorno in modo puro e sincero, sperando che arrivi a qualcuno”.

natalia michelozzi

Domanda UAU: Qual è il tuo animale preferito, il tuo abito preferito e la tua canzone preferita?

“Il mio animale preferito è la tartaruga, lei sa, lei conosce, lei aspetta, lei sa come proteggersi. Le caratteristiche che più mi affascinano e mi ispirano di questo animale sono, innanzitutto la lentezza, il rispettare il proprio tempo, e poi la sensibilità del suo essere che è protetto da un guscio duro, resistente, resiliente. Per quanto riguarda l’abito invece la domanda è difficile dal momento in cui mi piace vestirmi in stili diversi a differenza di come mi sento, ma comunque direi i vestiti lunghi molto gitani. E la mia canzone preferita…beh…ce ne sono molte.. In questo momento mi ascolterei volentieri ‘Tierra’ canzone flamenca del chitarrista Vicente Amigo, infatti vado a metterla e magari ci faccio un balletto sotto”.

Grazie e a presto.

Per saperne di più: www.instagram.com/vollwandig

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