Rubrica | Uau Talent

Santimatti: “Duo artistico verificato quotidianamente”

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Scritto da Filippo Basetti

I Santimatti intervistati da Filippo Basetti per la rubrica “Uau Talent

Conosco Filippo e Fabrizio, da tempo, prima che iniziassero il loro sodalizio artistico. Appassionati entrambi di fotografia, ricordo soprattutto discussioni con Fabrizio sulla mitica macchina fotografica Minox, e una proiezione di mie fotografie sulla facciata della casa di Filippo. Poi li ho ritrovati, dopo qualche anno, a fare interessanti progetti fotografici.

I Santimatti (come leggerete in questa intervista) producono lavori che hanno molteplici chiavi di lettura e che rimandano ad universi particolari.

Chi sono i Santimatti?
Santimatti non sono, seguendo De Dominicis possiamo dire che Filippo Giansanti e Fabrizio Pelamatti sono verificati quotidianamente nella loro possibilità̀ di esistenza come duo artistico.

Da quanto lavorate nel mondo dell’arte?
Come duo lavoriamo dal 2009.

Cosa vi ha spinto a fare gli artisti?
Per noi l’arte è un modo di pensare l’Essere, di accompagnarlo nel suo eventuarsi e, allo stesso tempo, di seguirlo fin sulla soglia del senza fond-o-amento che apre presso di noi.

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A chi vi ispirate o quali sono gli artisti che vi piacciono in particolare modo?
Amiamo visceralmente Alberto Burri per la sua capacità di mostrare l’Evento ex nihilo e il suo rinnovare in ogni opera il mistero abissale del “venire alla presenza”. Dai Minimalisti prendiamo il gusto per l’ordine, per la serialità e la pulizia, l’azzeramento delle pulsioni espressive in favore dell’aspetto processuale, progettuale e concettuale. Dell’arte concettuale ci piace il predominio dell’idea sull’oggetto ma in un senso più processuale che esistenziale, il gusto per la tautologia che ritroviamo in alcuni nostri lavori, l’uso dei media e, non ultimo, l’ironia beffarda che caratterizza molte loro opere nonché un certo approccio filosofico, ludico ma al contempo “scientifico” al fare arte.

Infine, consapevoli delle inevitabili omissioni di cui ci scusiamo in primis con noi stessi, ci sono gli artisti dell’Arte Povera dei quali ci affascina l’uso dei materiali presentati per quello che sono, una corda è una corda, una lamiera è una lamiera con tutte le implicazioni fisiche (massa, peso, elasticità, etc.) che portano con sé.
I contemporanei che riteniamo interessanti afferiscono più o meno tutti a queste logiche, pensiamo agli artisti della YBAs (Young British Artists) o ai lavori di Taryn Simon o a quelli di Marjolein Blom, mentre chi ne esce non riesce a catturarci particolarmente. Pensiamo soprattutto al boom della Street art degli ultimi anni che gioca sempre su meccanismi associativi scontati, su un’estetica Pop e su temi legati al sociale che a noi non interessano molto.

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Usate solo la fotografia per esprimervi?

La fotografia è stato e rimane il nostro medium primario ma, già da diversi anni, utilizziamo anche altri media e diversi materiali. Nei primi progetti scattavamo fotografie senza dichiarare chi dei due realmente fosse l’autore di una specifica foto. Un approccio ingenuo se vogliamo ma era il nostro modo di eliminare l’individualità all’interno del duo e uscire come un’unica entità.
Crescendo artisticamente sia come singoli che come duo, la fotografia si è fatta un po’ stretta e abbiamo sentito la necessità di introdurre altri linguaggi che assecondassero maggiormente le nostre sensibilità. Lo scatto fotografico ha perso sempre più il carattere individuale e dominante lasciando spazio ad una progettazione collaborativa della foto che è passata da un’attitudine più prettamente fotografica ad un’invasione dello spazio dal carattere maggiormente installativo.
In questo, un ruolo importante lo hanno avuto le istallazioni video sia perché ci hanno permesso di uscire dal mezzo fotografico stazionando comunque in un ambito “familiare”, sia per il discreto interesse che hanno avuto, penso a “Santimatti per Terzo paradiso” proiettato alla fondazione Pistoletto di Biella o ad “I (H)ate Ramones”, opera su commissione per l’Home Festival Treviso, che ci ha convinti ad insistere nella via intrapresa verso altri linguaggi.

Prediligete qualche tecnica particolare?
No.

Quali sono i progetti fotografici o le opere in cui più vi riconoscete e perché?
Se, con profonda ingiustizia, dovessimo proprio sceglierne uno crediamo che, per il seguito e, soprattutto, perché è il progetto che per primo ci ha portato in una dimensione di opera/ambiente affrancandoci definitivamente dal limite fotografico, sarebbe “Legami”. Le stesse circostanze in cui è germogliato sono un ricordo affettivo indelebile.
Avevamo appena concluso una mostra in cui le vendite erano andate piuttosto bene e decidemmo di investire parte di quel ricavato in una vacanza all’insegna del contemporaneo. Il piano era di visitare tre grandi poli del contemporaneo fra Toscana, Umbria e Lazio per poi fermarsi qualche giorno in una casa che abbiamo a Tarquinia per un po’ di relax.
Le visite a Galleria Continua (San Gimignano), alla collezione Burri (Città di Castello) e al Maxxi di Roma furono così esaltanti ed eccitanti che i giorni di relax a Tarquinia si trasformarono in giorni di lavoro maniacale al termine dei quali avevamo partorito “Legami” già definito nei dettagli e nella veste con cui lo vediamo oggi.

Avete progetti in corso o futuri di cui ci volete parlare?
Prima che tutto si fermasse, avevamo in programma una piccola mostra a maggio presso gli spazi dell’amico Mauro Pompei per presentare il nuovo progetto “The Photomatic Experiment”. Ormai è una ricorrenza quasi scaramantica per noi. I nuovi progetti vanno in anteprima da Mauro!
Fra maggio e giugno era in programma una collaborazione con l’azienda Bitossi ceramiche nell’ambito del “Festival della ceramica di Montelupo”, un progetto che ci ha appassionato molto e di cui siamo particolarmente orgogliosi e soddisfatti ma che è saltato con l’annullamento dell’edizione 2020. Speriamo vivamente di poterlo portare a termine nell’edizione 2021.
Infine, a dicembre, è prevista una mostra retrospettiva sul nostro lavoro con la presentazione di alcune opere inedite insieme all’artista Horst Beyer curata da Claudio Giorgetti. Non anticipiamo niente ma speriamo possa essere realizzata nei tempi previsti.

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Domanda UAU Qual è̀ il vostro film preferito, il vostro personaggio storico e il vostro cibo preferito?
Fabrizio: Kids di Larry Clark, Mahatma Gandhi, Il pollo al curry di Sara.
Filippo: Der blaue Engel di Josef von Sternberg, Ludovico di Giovanni de’ Medici, Pasta corta al pomodoro.

Per saperne di più: www.santimatti.com

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